L’inarrestabile ascesa del populismo, non solo in Italia

Hanno gettato la maschera. Evidentemente la paura di un testa coda con i governi cosiddetti populisti che iniziano a prendere le redini del potere in molti stati europei e che minacciano di farlo negli altri, anche in vista delle elezioni europee del prossimo anno, ha lasciato i nervi scoperti a molti signori che governano questa nostra bella Europa.
La sequenza è stata inarrestabile. Ha cominciato il portavoce del governo francese, un certo Gabriel Attal, definendo “vomitevole la politica italiana sul caso Aquarius” dimenticando quello che fa il suo governo a Ventimiglia e Bardonecchia e che i suoi porti sono chiusi.
Il suo presidente, anziché invitarlo a usare linguaggi più consoni alla diplomazia, considerando il ben noto stile della République, ha rincarato la dose cannoneggiando, da Quimper, con una definizione del populismo che ha fatto tremare i muri di tutta Europa: “Li vedete crescere come una lebbra, un po' ovunque in Europa, in Paesi in cui credevamo fosse impossibile vederli riapparire. I nostri amici vicini dicono le cose peggiori e noi ci abituiamo! Fanno le peggiori provocazioni e nessuno si scandalizza di questo”. Saremmo noi italiani i “nostri amici vicini”. Allons enfants!
Incoraggiato da tanto stentoreo assunto, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha alzato i toni aggiungendo un tocco di riferimento storico con la frase “Si farà un secondo processo di Norimberga e noi verremo processati per genocidio. E a differenza dei nostri nonni non potremo dire che non lo sapevamo”. Profetico.

Ma la cosa non finisce qui, gli insulti non sono finiti. Il presidente francese, lui che tiene chiusi i suoi porti, ha definito “Irresponsabile” e “cinica” la scelta dell'Italia di rifiutarsi di accogliere l'Aquarius, aggiungendo, con tono sprezzante “chi caccia le navi provoca, ma non dimentichiamo chi ha parlato e con chi abbiamo a che fare”.
Successivamente, dimenticando volutamente i 650mila sbarchi avvenuti in Italia negli ultimi quattro anni, le 430mila domande di asilo presentate, i 170mila presunti profughi che attualmente la nazione “cinica e irresponsabile” ospita in alberghi, caserme e appartamenti spendendo cinque miliardi di euro, “frou frou Macron”, come simpaticamente lo definisce Mario Sechi su List, ha l’impudenza di affermare che “L'Italia non sta vivendo una crisi migratoria, chi lo dice è un bugiardo”.
Sottovoce facciamo notare che, in base agli accordi del 2015, la Francia avrebbe dovuto accogliere oltre 9000 richiedenti asilo in quella fallimentare procedura europea dei ricollocamenti. Ne ha accolto solo 640. Non parliamo poi del “Fondo per l'Africa”, destinato ad aiutare i migranti a casa loro. L’Italia “cinica” e “Irresponsabile” ha già versato 82 milioni di euro, la generosa Francia che ci dà lezioni di bon ton, ne ha versati appena tre.

Sempre a Quimper, mentre sparava ad alzo zero contro l’Italia, il presidente en marche raccomandava i suoi affezionati elettori a “non far svanire, in tempi pur difficili, il vostro amore per l'Europa”. Amore sintetizzato negli oltre 45 mila respingimenti effettuati a Ventimiglia nel 2017 e nei 10.249 effettuati nei primi cinque mesi di quest'anno mentre nessuna nave ong ha potuto attraccare nei porti francesi. La stessa Martine Aubry, socialista, figlia del grande Jacques Delors, europeista autentico, ha chiesto a Macron “come osa dare lezioni la Francia, uno dei Paesi che ha fatto meno per i rifugiati”!
Incoraggiato dalla bonapartistica grandeur di Emmanuel Macron (che il Papa ha insignito il 26 giugno del titolo di protocanonico d'onore del Capitolo lateranense), gli si è prontamente accodato il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez. In un’intervista al quotidiano El País ha candidamente sostenuto che nell'Unione europea "ci sono governi come quello italiano che stanno facendo politiche anti-europee e dove l'egoismo nazionale è più diffuso". Adelante Pedro… usa più jiuicio.

Il desiderio francese di trasformare l’Italia nel campo profughi di tutt’Europa si è appalesato compiutamente in occasione del vertice a 16 (mancavano i paesi dell’Est che non si capisce cosa ci stiano a fare in Europa) tenutosi il 24 giugno a Bruxelles sul tema dell’immigrazione, “un problema europeo che ha bisogno di una soluzione europea” come ha sostenuto Alexis Tsipras.
Una bozza all’uopo preparata, prevedeva di costringere i migranti economici a rimanere nel paese dove sbarcano, cioè in Spagna, Grecia e Italia. Quella bozza, che l’Italia non avrebbe approvato, non è stata presentata solo a causa dei problemi interni che hanno indotto Angela Merkel a rinunciare a farlo preferendo invece discutere la proposta italiana (“European Multilevel Strategy for Migration”) dei dieci punti avanzata dal nostro primo ministro Conte. Ne aveva disperatamente bisogno.
Non lo avesse fatto nel giro di una settimana probabilmente il governo tedesco sarebbe saltato. Era il tempo massimo che le aveva concesso il suo principale alleato, la bavarese CSU, che chiede i respingimenti al confine, come fanno la Francia, l’Austria, gli stati dell’Est e la stessa Spagna a Ceuta e Melilla. Non vogliono più migranti, di nessun genere, per paura di perdere voti nei confronti della sempre più forte destra estrema tedesca, la AfD.
Questa è dunque, attualmente, l’Unione Europea, dove l’aggettivo Unione stride con quello che sta succedendo conseguenza dei risultati di una costruzione tecnocratica imposta dal trattato di Maastricht del 1992 e gestita dalla Commissione europea a trazione franco-tedesca.

Divisa su tutto, con i suoi rappresentanti che sono oggi tutti contro tutti e si comportano come i passeggeri sul Titanic, continuando nei loro balletti bruxellesi (basta vedere l’esito del Consiglio europeo del 28-29 giugno, un compromesso pieno di buone intenzioni basato sulla volontarietà, senza sanzioni per chi non ci sta, ma nessuna decisione concreta), incuranti dell’iceberg che li attende, il prossimo anno, con le Elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo quando, è prevedibile, ci sarà il sottosopra che abbiamo avuto in Italia il 4 marzo. Le sirene, per ora, tacciono. L’auspicio è che l’Europa cambi rotta.


Salvatore Indelicato

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