Il Congresso mondiale delle famiglie e la libertà di espressione

Sono cresciuto con l’innata consapevolezza che ognuno la può pensare come gli pare, sia libero di esprimere le proprie opinioni e sia mio dovere ascoltarle, tentando di trovare le motivazioni che le rendono ragionevoli anche se non riesco a condividerle. Si chiama libertà di pensiero, di opinione, libertà di poterli esprimere, giusti o sbagliati che siano, Sono i più basilari diritti in democrazia.
Naturalmente mi aspetto analogo atteggiamento nei confronti delle mie opinioni e della libertà che vorrei avere nel poterle esprimere.
Sono concetti assai semplici che dovrebbero essere estesi ad ogni aspetto della vita sociale, specialmente in un paese che si dice democratico, anche se questa parola è stata usata, ed abusata, in nazioni che hanno imposto o stanno imponendo il loro “pensiero unico”.

Per qualche settimana abbiamo invece assistito all’esatto contrario di quanto appena affermato e che, a parole, nessuno ha il coraggio di dire, apertamente, di non condividere.
Ci riferiamo al “Congresso mondiale delle famiglie” (WCF) tenutosi a Verona dal 29 e al 31 marzo. L’evento ha scatenato feroci e violente polemiche.
Il Congresso è un’iniziativa nata negli Stati Uniti nel 1997 e che, dal 2012, è diventato annuale cambiando di anno in anno sede senza mai creare problemi di sorta. Praga, Ginevra, Città del Messico, Varsavia, Amsterdam, Madrid. L’altr’anno si tenne a Chisinau, in Moldavia, Quest’anno, giunto alla tredicesima edizione, si è svolto per la prima volta in Italia.
Scopo del congresso è quello di celebrare i valori della famiglia, quella che oggi viene chiamata “tradizionale”, anche se questa parola ha ormai acquisito significato negativo tanto che chi sostiene la tradizione viene compatito e si deve vergognare di farlo.
L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori era chiaramente espresso nel programma: “Le tematiche principali che saranno affrontate durante la kermesse saranno la bellezza del matrimonio, i diritti dei bambini, l’ecologia umana integrale, la donna nella storia e la sua salute e dignità, la crescita e crisi demografica, la tutela giuridica della Vita e della Famiglia, le politiche aziendali familiari e la natalità, con il solo obiettivo di unire e far collaborare leader, organizzazioni e istituzioni per affermare, celebrare e difendere la famiglia”.
Siamo tutti consapevoli che, al giorno d’oggi, non tutti sono d’accordo che il concetto di famiglia sia applicabile soltanto alla “famiglia tradizionale”, anche se sarebbe più giusto chiamarla “naturale”. Nessuno lo contesta. Ma per quale motivo si vuole impedire che chi lo pensa si possa riunire, ascoltare 130 relatori provenienti da tutto il mondo riuniti in assemblea e, successivamente, marciare per le strade di Verona assieme ai 50 mila che, in questo modo, hanno manifestato il loro credo?

No, il Congresso di Verona è stato preceduto da attacchi d’ogni genere, accusando i partecipanti di oscurantismo, quasi che affermare l’unicità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, sia diventato un crimine.
E così è iniziata la caccia alle streghe. Gli ostacoli posti allo svolgimento del Congresso sono stati un campionario di chi pretende di imporre il pensiero unico che confligge con il concetto di democrazia, di libertà di opinione, di espressione, di parola. Ed è francamente imbarazzante farne l’elenco, anche senza fare nomi.
Lasciamo stare le firme di 500 professori universitari al documento anti Congresso e le tante fake news tra le quali spicca la notizia che si vorrebbe introdurre la pena di morte per i gay.
Interessano di più le opinioni espresse da tanti politici. Una ben nota senatrice ha presentato una mozione per chiedere il ritiro di tutti i patrocini all’evento visto che, secondo lei, tra gli obiettivi del Congresso vi è «la promozione di una concezione delle relazioni familiari basate sulla subordinazione della donna all’uomo e su una decisa compressione dell’autodeterminazione femminile, ad esempio per ciò che riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavoro” contraddistinguendosi per un “messaggio gravemente omofobo e di sostegno a leggi liberticide e miranti alla repressione penale dell’omosessualità, oltre che alla limitazione dell’autodeterminazione in materia affettiva e familiare”. Da un lato si predica libertà e tolleranza, dall’altro si vuole impedire un congresso. Da un lato si parla di donne sottomesse, dall’altro si appoggia la pratica dell’utero in affitto.
Un governatore di Regione e segretario di partito, riprendendo notizie false, parla di volontà dei congressisti per costringere le donne a stare in casa e annuncia una contromanifestazione del suo partito. Uno dei più brillanti politici del momento, attivissimo nel voler rifondare l’Europa, ha addirittura diffuso su Twitter un manifesto falso, circolante sui social, in cui si attribuiscono al Congresso Mondiale delle Famiglie obiettivi e scopi totalmente inventati.

Non è poi mancata l’anziana senatrice che sul Corriere della Sera ha messo in guardia, sfiorando il ridicolo, dell’immancabile pericolo fascista mentre un giovane vicepresidente la contraddiceva sostenendo che i congressisti “più che di destra sono degli sfigati” avvertendo, minaccioso, che “Chi vuole tornare indietro ne risponderà alla storia, neanche agli elettori”. Un suo collega di partito precisava che i relatori del Congresso veronese intendono "spostare le lancette dell'orologio sulla concezione della donna indietro di qualche secolo".
Inevitabile, a questo punto, la decisione del presidente del Consiglio di togliere al Congresso il patrocinio che era stato in un primo tempo dato dal Ministero della Famiglia.
Ci si è pure attivati per scoraggiare la partecipazione del pubblico, boicottando gli alberghi veronesi partner dell’iniziativa congressuale sommersi da telefonate e mail di minacce.
Le frange più violente di coloro che hanno manifestato contro il Congresso pretendevano di impedire ai relatori di parlare. Per costori chi è anti gay, anti aborto, anti utero in affitto non deve avere diritto alla parola.

Ancora una volta sorprende il silenzio della Chiesa che della famiglia tradizionale dovrebbe essere gelosa custode secondo l’insegnamento di san Giovanni Paolo II e di papa Benedetto XVI, segno evidente della grave frattura tra conservatori e progressisti che nessuno può più disconoscere.
Dopo giorni di silenzio, sollecitato di esprimere un parere sul Congresso, il cardinale Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, se ne è uscito con l’ambigua frase “Siamo d’accordo sulla sostanza, qualche differenza ci sia nelle modalità” (quali non è dato sapere) che il quotidiano dei Vescovi, ha ritenuto di modificare in “Siamo d’accordo nella sostanza, ma non nelle modalità”.
Lo stesso Parolin, a proposito dell’opinione governativa che indicava come “sfigati” i partecipanti al Congresso non ha saputo dire di meglio se non che “Noi non usiamo questi termini” confermando quella espressione, magari detta in latino.
Invece, a sorpresa, papa Francesco, durante la visita alla Casa di Loreto, ha detto parole forti ed inequivocabili: “Nella delicata situazione del mondo odierno, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume un’importanza e una missione essenzialiÈ necessario – ha detto ancora il Papa – riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza e l’insostituibilità a servizio della vita e della società”, accennando anche alle “molteplici colonizzazioni ideologiche che oggi ci attaccano”, esattamente quanto è nello spirito del Congresso espresso nell’intenzione di lavorare per “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.
Come ha dichiarato Giuseppe Cruciani dal palco del Congresso: “sono a favore di aborto, divorzio, unioni gay, fecondazione assistita e pure utero in affitto, ma ancor prima sono a favore che voi possiate liberamente e serenamente sostenere le vostri tesi”.

Naturalmente tra i congressisti ci sono certamente degli oscurantisti e ci sono stati episodi certamente di dubbio gusto che potevano essere evitati. Ma non si può rinunciare ad una battaglia che si ritiene giusta, quella demografica, solo perché ci sono alcuni alleati sbagliati. La libertà di parola ha questo di buono, che consente anche di separare la zizzania dal buon grano.

Salvatore Indelicato

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