La voragine che continua ad allargarsi tra Roma e Milano

Si moltiplicano le segnalazioni di insostenibile degrado della nostra Roma a seguito del mancato sgombero della spazzatura. Giornalmente i telegiornali ci bombardano con le immagini di strade dai marciapiedi impercorribili perché invase dai sacchetti gettati a terra. I cassonetti sono infatti pieni, così animali di ogni specie rovistano nelle buste di organico. Giuliano Ferrara ha definito l’andazzo come “sfregio monnezzaro e maleodorante della città più bella del mondo”.
Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine (la rassegnazione è il pericolo maggiore) come abbiamo fatto l’abitudine ai tanti casi in cui l’inerzia di chi ci amministra non pone rimedio, siano le buche nelle strade o i ritardi per fare una Tac tramite il servizio sanitario o le i tempi della fila per fare la rottamazione presso l’Agenzia delle Entrate Riscossione, come ora si chiama quella che un tempo era Equitalia.
Ma l’emergenza rifiuti ha ormai raggiunto un livello tale da diventare emergenza sanitaria. Il 24 giugno il responsabile dell’Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti, Corrado Stillo, ha dichiarato:
Dopo l’allarme lanciato  dal Presidente dell’Ordine dei Medici , Antonio Magi, sulla possibile diffusione di malattie infettive a causa dei cumuli di rifiuti nelle strade di Roma, sotto il sole intenso di queste giornate roventi, non si può rimane inerti ed indifferenti.
Chiediamo al Governo Conte di dichiarare lo stato di emergenza sanitario nella Capitale e di fare intervenire i mezzi dell’esercito per la rimozione straordinaria di tonnellate di rifiuti che marciscono sulle strade e sulle piazze di Roma.
Ora non è più soltanto una questione di degrado ambientale  che, in piena stagione turistica, offre un quadro da Terzo Mondo di una Roma ormai trasformata in gigantesca discarica  a cielo aperto.
Si tratta di preservare la salute dei cittadini in imminente  pericolo igienico- sanitario e non intervenire sarebbe un grave crimine contro donne, bambini, anziani vittime di incuria e di degrado
”.
Ci rendiamo conto di dove siamo arrivati e perché?

La risposta ce l’ha indirettamente data la splendida affermazione italiana, e in particolare di Milano, nell’aver ottenuto l’assegnazione a Milano e Cortina dei Giochi Olimpici invernali del 2026 (possiamo chiamarli Giochi del Lombardo-Veneto?). Due anni fa la Giunta capitolina disse no alla candidatura di Roma per i Giochi Olimpici del 2024. Qualcuno disse: "Non abbiamo nulla contro le Olimpiadi ma non vogliamo che vengano usate come pretesto per una nuova colata di cemento in città. Diciamo No alle Olimpiadi del mattone" che tradotto significa che siccome in queste occasioni si ruba… meglio di no. E’ la cultura del no che, in buona sostanza, equivale ad ammettere che non sei capace di controllare che non si rubi.
La conseguenza è che grazie alla politica del fare (Milano, a due anni dall’Expo!) rispetto a quella del non fare (Roma) si accresce il divario tra le due città. Interrogato al riguardo il presidente del Coni Giovanni Malagò, che inghiottì a fatica tre anni fa il no alle Olimpiadi del 2024, ha risposto: "Purtroppo penso di sì".
Oggi godiamoci la scena da cinepanettone con le urla di gioia e gli abbracci tra Sala, Zaia, Giorgetti, Fontana e Malagò che hanno smesso i panni dei guelfi e dei ghibellini e hanno fatto centro dimostrando che quando è in gioco l’interesse nazionale, i Giochi dànno prestigio, bisogna indossare un po’ di patriottismo e rispolverare per una volta la politica bipartisan. E’ bello, quando serve, vincere tutti assieme. Non ha perso, a Losanna, soltanto la Svezia. Chi non c’era in quell’abbraccio non è credibile nel festeggiarlo. Qualcuno, il 22 settembre 2016 twittava così: “Pensionati a rischio povertà, aziende non sono in grado di rinnovare contatti, giovani vanno via all’estero e Governo parla di Olimpiadi”. Raccolse 110 mi piace. Si parlava delle Olimpiadi del 2024 dipinte come business speculativo.
Gli archivi dei social sono eterni. Attenti a quello che twittate… Poi resta. Imperituro. Come imperitura resta la profezia che lo stesso personaggio twittava il giorno dopo dell’assegnazione, attaccando l’altro partito di governo come “il solito partito del cemento” desideroso di “mettere le mani nel nostro territorio”.

Nel 2026 faremo noi le Olimpiadi, anche se Greta prevede che non ci sarà più neve. Vorrà dire che le faremo con la neve artificiale.

Salvatore Indelicato

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