Buon Natale, Asia Bibi, dovunque ti trovi

Volevamo evitare di dedicare il numero natalizio della nostra Gazzetta agli interminabili problemi che ci trasciniamo mese dopo mese. Volevamo invece dedicarlo ad una bella notizia arrivata a inizio novembre, una bella notizia che ci avrebbe confortato in previsione delle prossime festività natalizie. Quasi che la bella notizia ("Asia Bibi è libera!") facesse da specchio alla bella notizia del Natale.

Purtroppo la gioia è durata solo ventiquattro ore. Solo per ventiquattro ore abbiamo gioito al pensiero che, finalmente, la Corte Suprema pakistana l'aveva definitivamente assolta e liberata, lei cristiana, imprigionata 9 anni fa con l'accusa di blasfemia per un commento fatto su Maometto.

Era il giugno del 2009 quando Asia Bibi, operaia agricola allora di 37 anni, mentre lavorava fu mandata a riempire un secchio d'acqua. Ebbe la spudoratezza di berne un sorso. Non poteva: essendo infedele, secondo le compagne che la videro bere, aveva infettato l'acqua. Durante la discussione che ne seguì, Bibi difese la sua fede sostenendo come Gesù fosse morto sulla croce per i peccati dell'umanità, chiedendo alle compagne che cosa avesse fatto Maometto per loro. Queste considerarono la domanda un insulto al profeta, la denunciarono al mullah del villaggio che formalizzò l'accusa di blasfemia.

L'anno dopo un tribunale del Punjab la condannò in primo grado a morte per impiccagione (vedi Gazzetta n.388 di gennaio 2013). Fu visitata in cella da un giudice che le assicurò la revoca della sentenza se si fosse convertita all'islam. Lei replicò "preferisco morire da cristiana, che uscire dal carcere da musulmana. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perchè amo Dio sarò orgogliosa di sacrificare la vita per Lui".

Rimase quindi per tre anni in una cella senza finestre del carcere di Sheikhupura, una cittadina situata a un centinaio di chilometri da Lahore in attesa del processo di secondo grado presso l'Alta Corte di Lahore, processo che si tenne solo nell'ottobre del 2014, dopo cinque rinvii (vedi Gazzetta n. 407 del novembre 2014). Le pressioni da parte di estremisti islamici, che presenziavano in aula al grido di: "Uccidetela!", giocarono un ruolo fondamentale nel confermare la sentenza di condanna a morte che sarebbe dovuta essere eseguita per impiccagione.

Intanto il mondo intero si interessò alla vicenda che divenne emblematica delle innumerevoli persecuzioni dei cristiani nel mondo.

Numerosissimi gli appelli per la sua liberazione, compreso quello di papa Benedetto XVI nel 2011. Papa Francesco incontrò in Vaticano il marito Ashiq Masih e una delle figlie, Eisham.

In passato chi aveva provato, in Pakistan, a difendere Asia pagò con la vita il suo coraggio. Il 4 gennaio 2011 venne ucciso il governatore del Punjab Salmaan Taseer, musulmano, che osava contestare la legge sulla blasfemia, opponendosi quindi all'incriminazione di Asia Bibi.

Due mesi dopo, il 2 marzo 2011, fu colpito a morte il ministro per gli affari delle Minoranze, Shahbaz Bhatty, un cristiano che si batteva per difendere dalle persecuzioni i suoi correligionari.

Si arriva finalmente alle 9 di mattina del 31 ottobre scorso. A Islamabad, il presidente della Corte suprema del Pakistan, Mian Saqib Nisar, ha letto la sentenza definitiva: per mancanza di prove al di fuori di ogni ragionevole dubbio, viene revocata la condanna a morte.  Asia Bibi può essere rimessa in libertà, dopo 3422 giorni di carcere.

Ecco perché in tutto il mondo si è gioito e i titoli "Asia Bibi è libera" erano pieni di gioiosi punti esclamativi. Punti esclamativi che son durati, come dicevamo, solo ventiquattrore.

Il primo novembre, infatti, ebbero inizio imponenti manifestazioni contro la sentenza, organizzate dal partito islamico fondamentalista Tehreek-e-Labbaik Pakistan che i giorni precedenti aveva promesso di mettere il paese a ferro e fuoco se il verdetto fosse stato assolutorio. Dopo la sentenza gli stessi chiedono la testa dei giudici che la emisero, che ora rischiano di essere assassinati. Stessa sorte rischiano il marito e le figlie oltre che, ovviamente la stessa Asia Bibi: "Hang Asia".

Le proteste continuarono per tre lunghi giorni. Un fiume di manifestanti occuparono le piazze ad Islamabad, bloccando il traffico e bruciando macchine. E' stata perfino interrotta la strada che dalla capitale conduce a Rawalpindi. Alla fine il governo pakistano, per evitare che la rivolta degenerasse diventando cruenta, ritenne prudente scendere a patti con i rivoltosi. Patti scellerati perché impegnano il governo a non opporsi al ricorso contro la sentenza di assoluzione, a rilasciare gli attivisti arrestati nei giorni precedenti e a non consentire l'espatrio di Asia Bibi che rimane in carcere.

D'altra parte scontata sarebbe stata la sua uccisione qualora fosse stata liberata e non avesse fatto in tempo a rifugiarsi in qualche ambasciata che le avrebbe assicurato l'espatrio verso i tanti paesi pronti ad accoglierla.

La sua vita è ancora, di nuovo, in pericolo. Per precauzione Asia Bibi è stata condotta in un luogo segreto. Di fatto ancora non è libera e sempre in pericolo perché ci sono persone pagate per cercarla, trovarla e ucciderla. Se poi, come promesso, ci dovesse essere la revisione della sentenza a lei favorevole, la sua condanna a morte sarà una certezza.

Quanto all'avvocato Saif ul-Mulook, che per tutto questo tempo l'ha difesa, non sentendosi più al sicuro ha preferito fuggire all'estero. Il giorno stesso della sentenza, senza bagaglio, con una semplice sacca con i suoi soli effetti personali, senza neppure tornare a casa, a Lahore, si è imbarcato sul primo volo verso l'Europa indossando gli stessi abiti che aveva in aula. Ha chiesto asilo politico in Inghilterra. Ironia della sorte, sbarcato a Fiumicino è stato trattato alla stregua di un terrorista. Non gli è stato permesso di fermarsi a Roma e, sotto scorta degli agenti antiterrorismo, è stato obbligato, senza uscire dall'aeroporto, a prendere il biglietto per Amsterdam dove ha tenuto una conferenza stampa prima di raggiungere Londra dove spera che la moglie e la figlia dodicenne, lasciate a Lahore, lo possano raggiungere.

Sarà dunque un Natale umanamente triste quello che ci aspetta, triste al pensiero della vita delle tante e dei tanti Asia Bibi che continuano ad esserci, perseguitati per il loro Credo.

Ma se sarà umanamente triste, il Natale sarà spiritualmente festoso per chi crede. Cristo lo ha annunciato:

"Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Matteo 5, 11-12). "Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli" (Luca 6,22-23).

Solo così, con la Speranza che ci viene dalla Fede, potremo augurare a tutti un Felice Natale!

Salvatore Indelicato

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