Natale 2018: continua il cambiamento

E' stata la pubblicità di una nota azienda telefonica a rappresentare, in maniera più che evidente, che cosa, al giorno d'oggi e per il tempo che verrà, si intende per Natale.

Niente pupazzi di neve, camini accesi, tavolate in famiglia con la tombola, alberi addobbati con palline colorate o, figuriamoci, presepi con il Bambinello davanti al quale far cantare ai nostri piccoli "Tu scendi dalle stelle". In soffitta le tradizioni, c'è il cambiamento, alla verità si contrappone l'interesse.

La nota azienda telefonica lo ha fatto dire, al suo bravo testimonial, in modo chiaro e netto: niente di tutto questo: la gente vuole regali. Solamente regali. Così è ufficiale, anche se lo sospettavamo da tempo. Il Natale è una festa consumistica, una irrinunciabile occasione di business. Di fatto una festa schiettamente pagana.

Si è così inteso, volutamente rinunciare alla sacralità del regalo. Regalo come dono, regalo come atto d'amore che fa felice chi lo riceve e fa felice chi lo fa. Regalo come emozione, in ricordo del regalo che nostro Signore, nostro Padre, ci ha fatto "facendosi carne", diventando uomo. Regalo come insegnamento ai nostri figli di non essere egoisti, ma di donare al prossimo, insegnamento che i piccoli assorbono, istintivamente, nell'eccitazione piena di speranza dei pacchetti da aprire. Un rito, un rito sacro dalla profonda forza simbolica.

Mi viene in mente Peppone, il sindaco comunista del Piccolo mondo di Giovannino Guareschi, che ascoltava commosso il figlio che, prima di andare a dormire, ripassava con la madre la poesia di Natale. Peppone, comunista, diceva: "Quando, la sera della Vigilia, me la dirà, sarà una cosa magnifica! Anche quando comanderà la democrazia proletaria le poesie bisognerà lasciarle stare. Anzi, renderle obbligatorie!".

Purtroppo l'accantonamento del sacro non è avvenuto soltanto nelle care, vecchie tradizioni umane, ma anche negli stessi simboli, quelli più schiettamente religiosi. Negli anni scorsi abbiamo assistito ai tanti rifiuti del presepe da parte delle cosiddette autorità civili, preoccupate di non offendere chi non crede a Gesù Bambino. E la cosa si è puntualmente ripetuta quest'anno. A Torino per organizzare in una piazza un presepe vivente si è dovuto quest'anno compilare, anche da parte dei parroci, un lungo questionario dove, a pagina 7, bisognava prendere l'impegno di "rispettare i valori sanciti dalla Costituzione non professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti, omofobi, transfobici e sessisti". Cosa c'entri la Costituzione con il presepe, più o meno vivente, è da vedere, anche se nella Costituzione è assicurata (articolo 21) la libertà religiosa, anche se sei fascista o omofobo.

Ora, se è comprensibile che persone prive di autentica fede legiferino in siffatti modi, colpisce apprendere di episodi analoghi, questa volta anche da parte delle cosiddette parrocchie all'avanguardia.

Così alle maestre di una scuola elementare che tolgono la parola Gesù dalla canzoncina di Natale, si affiancano il parroco che "Quest'anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni" e, a Bologna, quello della parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù che, durante il concerto di Natale, fa cantare un poco natalizio Bella Ciao, mentre a Genova il parroco della Chiesa di San Torpete decide di non celebrare la Santa Messa di Mezzanotte per protesta contro il decreto sicurezza, tanto per citare i primi casi che ci vengono in mente.

A tutto questo, in un clima politicamente ed ecologicamente corretto, ecco la rappresentazione di Maria e Giuseppe considerati come migranti. Ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, san Giuseppe e la Madonna sono riprodotti come manichini-migranti che rischiano di affondare in un mare di bottiglie ovviamente di plastica con un Bambin Gesù di colore, posizionato al centro di un salvagente. Aboliti pastori e Re Magi, delle braccia si levano da un groviglio di reti rosse simboleggiati il mare. Un cartello spiega: "Il bambino nasce nel mare, dove con Giuseppe e Maria, profughi, non accolti da nessuno vive l'esperienza che molti migranti affrontano nel nostro Mar Mediterraneo".

Falso storico. Giuseppe e Maria non erano profughi. In occasione del censimento imposto dai Romani ai sudditi dell'impero, essi partirono da Nazaret, dove abitava Maria, e si recarono a Betlemme non come migranti in terra straniera. Quella era la città di origine della famiglia di Giuseppe, di stirpe reale discendendo da re David. Tornava quindi a casa, in patria, lui artigiano a Nazaret, principe nella sua terra.

Il viaggio assai probabilmente avvenne in carovana e l'albergo citato nel Vangelo di Luca era il classico caravanserraglio, sicuramente affollato, dove sostavano le carovane. Il "non c'era posto per loro" va inteso nel senso che quello non era il luogo adatto per una partoriente. Tuttavia, nell'imminenza del parto, si fu costretti a ricoverarla nel portico di riparo per gli animali, accanto al cortile. Un luogo sporco ma tranquillo, dove una mangiatoia diventa culla. E il Verbo si fece uomo nel silenzio della Notte Santa (Silent night/Holy night).

Dopo il parto la Sacra Famiglia si fermò a Betlemme, la città di Giuseppe. Per questo Gesù fu poi chiamato "figlio di David". E da Betlemme dovette fuggire per la persecuzione di Erode, non quindi come migranti ma come i primi cristiani perseguitati, antesignani di tutte le persecuzioni, compresi gli esodi dalla Siria e dall'Iraq dei cristiani d'oggi. Fuggirono in Egitto e, quando seppero della morte di Erode, tornarono a Nazaret, il paese di Maria. Niente a che vedere con i migranti di oggi.

In realtà è vero: Gesù non venne accolto ("Venne fra la sua gente/ ma i suoi non l'hanno accolto"), ma non come migrante che non viene fatto sbarcare nei porti italiani, ma perché non venne accolto il suo annuncio.

Tornando alla commercializzazione della festività natalizia ci siamo spesso domandati che senso ha festeggiare il Natale da parte di chi non crede e si comporta nella vita con l'imperativo che tutto è permesso, che "amore è amore", che è a favore dell'aborto, del divorzio, dell'utero in affitto, del sesso tra persone dello stesso sesso, che irride ai sacramenti, alla religione che è a favore della vita, dal ventre materno alla tomba. In realtà tutti costoro vedono il Natale come una occasione per fare paganamente festa, come una Halloween qualunque, nel più materiale concetto del "chi vuol esser lieto sia". Ce lo ha confermato, forse involontariamente, una pubblicità televisiva che ha imperversato in televisione: la gente vuole regali, non messaggi d'amore divino. E così sia, anzi, così è.

Salvatore Indelicato

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