Volenti o nolenti siamo in guerra e sappiamo chi è il nemico

Forse non è corretto dire che l’islam è una religione solamente violenta. Nel Corano ci sono infatti anche affermazioni pacifiche. Vi si dice che “chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l’umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità”. Ma non c’è dubbio che ce ne sono altre assai violente, contraddittorie rispetto alle precedenti, confermate dai comportamenti del profeta Maometto che, nel 627, attaccò l’ultima tribù ebraica rimasta a Medina, Banu Quraiza, e personalmente decapitò tra 600 e 900 maschi dopo che gli stessi si erano arresi. E’ la stessa sorte toccata ai 10-15 mila jazidi di cui in questi giorni si trovano le fosse comuni. Non c’è quindi dubbio… E non c’è dubbio che i terroristi islamici sono guidati da queste ultime nell’interpretazione che del Corano fanno, per esempio, salafiti e wahabiti. Sono quindi discepoli di una degenerazione politica dell’islam e non applicano certo quelle pacifiche che non prevedono di dare la morte a innocenti bambini sui passeggini. Per questo è pura utopia parlare di accoglienza e integrazione per chi professa questo genere di fede. E non si dica che anche nella Bibbia ci sono espressioni violente, tipo l’occhio per occhio che tanto scandalizza certi intellettuali che tentano di fare improbabili, indegni paragoni. Indegni perché dimenticano che a un certo punto della Storia venne un certo Gesù Cristo. E che successivamente arrivò per la civiltà occidentale, anche se con qualche secolo di ritardo, la netta separazione tra la religione e il governo delle nazioni. Oggi non c’è cristiano che intenda, con la spada, combattere chi non segue, pedissequamente, le tavole che un certo Dio dette a un certo Mosè. Quello che più colpisce è allora il non essere capaci, per ignavia o vigliaccheria, di dire pane al pane e vino al vino. Quanti governanti hanno evitato, e continuano a farlo, di aggiungere l’aggettivo giusto al termine terrorismo, quello che da qualche anno insanguina il mondo intero. Quanti governanti aborriscono dal pronunciare la parola “guerra”, quando la guerra, non volendo, la stiamo da qualche anno subendo inermi. Governanti che si rifugiano in frasi come il “Wir schaffen das” di Angela Merkel, equivalente allo “Yes we can” obamiano o al “Ce la faremo” renziano, espressioni vuote perchè prive dall’indicazione del “come” ce la faremo. Ci sono voluti gli attentati in Francia del novembre scorso per far dire al primo ministro Vals che “siamo in guerra” e solo la strage di Nizza a far dire al presidente Hollande che si è trattato di “terrorismo islamico”, cioè prodotto non certo da tutto l’islam, ma da quella aberrante interpretazione che i simpatizzanti dell’Isis fanno del loro libro sacro, scritto da Dio stesso e perciò da applicare alla lettera, senza interpretazioni o revisioni. A proposito di linguaggio, significativa ci è sembrata la profonda differenza tra il messaggio che dopo la strage di Nizza, ha inviato il Vaticano rispetto a quello del presidente Mattarella. Papa Francesco, per bocca del cardinale Parolin, disse “Mentre la Francia celebrava la sua festa nazionale, la violenza cieca ha colpito ancora il Paese a Nizza”. Il presidente Mattarella, che a differenza di Renzi non ha paura di pronunciare la parola “guerra”, parlò in modo assai più chiaro: “La feroce propaganda del fondamentalismo di matrice islamista ha trovato ancora una volta un folle esecutore che ha colpito in modo gravissimo tutta l’Europa nell’amica nazione francese”. Da una parte la “violenza cieca”, fuorviante banalità, dall’altra il pane al pane, il “fondamentalismo di matrice islamista”. E per i sostenitori che la guerra sì forse c’è, ma non è guerra di religione, c’è stato il sacrificio sull’altare di padre Jacques Hamel (vedi a pagina 36). Un giorno gli storici, commentando la fine della civiltà occidentale, la attribuiranno al graduale smantellamento dei principi sui quali lo stesso si basava, alla rinuncia dei suoi valori che alcuni, scherniti dai più, giudicavano non negoziabili, alla dissipazione dei suoi costumi e specialmente alla rimozioni delle radici cristiane che l’avevano formata. Tutte cose che hanno inevitabilmente portato all’arretramento di fronte al nemico che non voleva combattere una guerra a questa o quella religione ma una guerra per imporre all’intera umanità i suoi di costumi, e che costumi! Oggi continuiamo a parlare di solidarietà e a sbandierare politiche di integrazione e multiculturalismo, con i risultati che stiamo vedendo: non è possibile l’integrazione di chi non vuole essere integrato ma che anzi vuole eliminare, anche fisicamente, chi non la pensa come lui. Si usa l’espressione “jihadista radicalizzato in fretta” quasi per riportare a “episodica” una strage rispetto a quelle di chi si indottrina da anni. Si giustificano tanti terroristi con la scusa della povertà e del disagio sociale dimenticando i più che benestanti stragisti di Dacca. Il diciassettenne afghano che su un treno regionale, in Baviera, ha tentato una strage non l’ha fatto per depressione o disagio ma, come dimostra la bandiera nera dell’Isis trovata nella sua camera, perchè ispirato dalla propaganda dell’islam più fondamentalista. E non si venga a dire che ci sono anche cattolici fondamentalisti: nessuno di loro usa il machete. Si cerca di coinvolgere i cosiddetti islamici moderati che, a parole, condannano certe mattanze ma che, nei fatti, poco o nulla fanno di concreto. Ci sono governi, con i quali il mondo occidentale, coprendosi gli occhi, fa affari, ma che, più o meno alla luce del sole, foraggiano chi moderato non è. Il nemico ora lo abbiamo in casa e non lo sconfiggeremo né con la misericordia di papa Bergoglio né con la cultura di Matteo Renzi, né col dialogo di tanti illusi intellettuali. Ci vuole l’aiuto dell’islam che condanni e isoli i suoi fondamentalisti, denunci chi sospetta che lo sia, affretti il riesame critico del Corano per adeguarlo ai tempi odierni. Ci vuole l’aiuto dei governi europei che agiscano con efficacia preventiva, non lasciando in libertà chi è già schedato e impedendo che continuino i finanziamenti che in Europa arrivano da Stati arabi che manifestamente hanno permesso la deriva fondamentalista degli ultimi anni. Ci vuole soprattutto l’aiuto di Dio, del Dio degli eserciti, quello che fece nascere Ciro il Grande che, dopo aver conquistato Babilonia, emise un editto che consentì agli Ebrei di fare ritorno nella Terra promessa e di ricostruirvi il tempio di Gerusalemme. Oggi serve un altro Ciro che riporti la pace in Medio Oriente e permetta ai milioni di cristiani fuggiti dalle loro terre di ritornare a casa.

Salvatore Indelicato


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