Una elezione assai chiacchierata

"Siamo innanzi a uno degli eventi più sconvolgenti della storia della democrazia europea e americana, direi uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale, che non è sempre stata una storia lineare e di avanzamento, da tanti punti di vista, delle nostre società e dei nostri Stati. Qualche volta l'esito di votazioni a suffragio universale è stato anche foriero di gravissime conseguenze negative per il mondo". Così si è espresso il presidente emerito Giorgio Napolitano a proposito della elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d'America incoraggiando una deputata ad affermare che "l'elezione di Trump è peggio del terremoto" mentre un noto giornalista ha sentenziato che "Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale" facendo intravvedere un rigetto della democrazia e un forte desiderio di oligarchia. Ci sono stati anche degli eccessi. Una giornalista del quotidiano britannico Guardian, in un tweet ha addirittura invocato un "assassinio presidenziale"! "It's about time for a presidential assassination" le sue parole… La domanda che ci dovremmo porre è come sia stato possibile che una persona che ha avuto contro Wall Street, il presidente uscente, tutto il dorato mondo dei vip e dello star system, gli intellettuali di ogni risma, i governi di mezzo mondo e perfino il suo stesso partito sia potuto diventare il presidente degli Stati Uniti d'America. Tutto ciò malgrado le certezze di tutti coloro che, nel chiuso delle loro ville e salotti, avevano detto, fino al giorno prima delle elezioni, con spocchiosa sicumera: "Dieci motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump", "Hillary sa cosa sono i codici nucleari. L'altro pensa che siano numeri di telefono di modelle e starlet disponibili", "Consegnare a lui l'America è come affidare lo Space Shuttle a un gorilla", "Trump diventerà presidente solo se ci sarà il più macroscopico errore della storia dei sondaggi degli ultimi anni. Tutto può succedere nella vita, ma la sorpresa Trump non sembra proprio più possibile ormai" (Per pudore non diamo i nomi e i cognomi di coloro che produssero questi imperituri ipse dixit). Non è che l'esito delle elezioni americane, rendendo cosciente l'inconscio di un popolo, possa far nascere il sospetto che l'assioma dogmatico che "i progressisti sono col popolo, il popolo è coi progressisti" non è più vero? Affermare che "Tanti elettori di Trump non si vergognano della loro ignoranza" e che "La sua vittoria è figlia del peggior vecchiume reazionario di una tragica, deprimente America bigotta, ignorante, e maniaca delle armi" significa che dovrebbero andare a votare, in una democrazia più "evoluta" soltanto chi ha un titolo di studio, possibilmente una laurea, è ricco, abita in città metropolitane e non nelle zone rurali e non si chiami Clint Eastwood? Malgrado tutto quello che possano pensare coloro che ritengono di avere l'esclusiva della Ragione e della Verità, scambiando i loro desideri con la realtà, occorre ammettere che forse la maggioranza degli americani oggi ha dato più fiducia, malgrado la sua evidente impresentabilità, al signor Donald John Trump piuttosto che alla signora Hillary Diane Rodham Clinton attribuendo al Partito Repubblicano la maggioranza in 34 Stati. Non succedeva dal 1922 con il presidente Warren Harding il cui slogan, ma guarda un po', era "America First"… Tra quattro anni, se quegli stessi che l'hanno fatto eleggere non saranno contenti di chi oggi hanno preferito, non avranno alcuna remora a cambiare il loro voto, che non è un voto ideologico. E' facile chiamare "populismo" e chiamare "antipolitica" tutto ciò che non ci piace. D'altra parte dovremmo anche aver imparato, ed esempi ce ne sono molti, da Nixon a Reagan, che quello che negli Stati Uniti si dice in campagna elettorale viene presto dimenticato, che il nuovo presidente, chiunque esso sia, si circonda poi, e dobbiamo augurarci che Trump lo faccia, di persone non del suo cerchio magico, come usiamo dalle nostre parti, ma da persone con i controbaffi che fanno di una persona magari insignificante una grande presidenza più che un grande presidente. Bisogna aspettare e vedere quello che è capace di fare il signor Trump, come presidente e non come rozzo e volgare battutista. Comunque già nei giorni successivi all'elezione abbiamo scoperto che: il muro di Trump con il Messico non è di Trump ma di Bill Clinton che ne avviò la costruzione nel 1994. Trump lo allargherà, forse; la strategia anti-immigrazione con il Messico ("Secure Fence Act") è stata votata da Hillary Clinton, assieme a Barack Obama, nel 2006 divenendo poi legge con George W. Bush; i tre milioni di immigrati clandestini da espellere sono quelli con precedenti criminali, membri di gang, trafficanti di droga e che il loro numero è parente dei 2.786.865 di clandestini espulsi da Obama dal 2008 al 2014 (fonte Homeland Security, mancano i dati degli ultimi due anni). Il discorso di Trump, pronunciato in occasione del Giorno del Ringraziamento, una delle feste più importanti degli Stati Uniti, è stato tutto all'insegna dei toni rassicuranti e della riconciliazione nazionale. Ha annunciato le nomine assai significative di due donne, una delle quali, Nikky Haley, figlia orgogliosa di immigrati indiani. Ha citato Abramo Lincoln, il riunificatore dopo la Guerra Civile del 1861-65 esortando la nazione a "parlare con una sola voce e un solo cuore". "Wait and see", dicono da quelle parti. Sull'argomento, a Dio piacendo, ci risentiamo tra quattro anni.

Salvatore Indelicato


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