Come si proteggono un territorio e i suoi abitanti

Avete provato ad immaginare cosa sono sette milioni di persone che si spostano, senza panico, ordinatamente in fila nelle autostrade della Florida, obbedendo al comando del loro presidente in vista dell'arrivo dell'uragano? Una marea grande quanto la popolazione tutta di Veneto, Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. E avete provato ad immaginare cos'è un uragano grande quanto la Francia, con il vento che arriva a sfiorare i 300 km/ora? Bene. Quello che gli abitanti della Florida ci hanno dimostrato è la capacità dell'uomo a fronteggiare simili eventi preparandosi per tempo, dotandosi di servizi meteorologici capaci di avvertire in anticipo quanto sta per accadere e permettendo, con collaudati piani di evacuazione, di mettere in salvo non gli abitanti di un quartiere, ma sette milioni, diconsi sette milioni di persone. Soltanto sette i morti che sono stati contati in Florida dopo il passaggio di Irma. Pochi giorni dopo questo miracolo di gestione umana, ecco la pioggia che cade copiosa su Livorno e che provoca nove morti, due in più della Florida. E invece di piangere sugli errori che hanno provocato quei morti, ecco lo stucchevole balletto delle responsabilità e del colore dato alle previsioni del tempo. Arancio e non Rosso. La colpa è quasi sempre scaricata sulla Protezione Civile che se segnala rosso e poi è arancione viene colpevolizzata di procurato allarme, mentre se dice arancione invece di rosso lo è per mancato avvertimento del pericolo massimo. Ora ci domandiamo: cosa avrebbe fatto per scongiurare quei morti, la sera di quel 9 settembre, il sindaco di Livorno se avesse saputo che l'allarme era rosso anziché arancione? Avrebbe forse potuto evitare che il torrente Riomaggiore esplodesse dal sottosuolo procurando i danni che ha procurato? E' forse la prima volta che dopo un temporale le strade di quella città vengono invase dalle acque dei torrenti che la attraversano? Quali azioni di prevenzione sono stati fatti in passato dagli amministratori di quella città per prevenire quanto è successo? Passata la tempesta c'è sempre la solita incrollabile certezza: la procura indaga. Chi ha deciso di ingabbiare il corso del Riomaggiore ricoprendolo? Chi non ha provveduto a manutenere gli sfiati a mare delle fognature evitando che esplodesse in città? Chi non ha pulito i greti dei torrenti agevolandone le esondazioni? Tutte domande cui forse tra qualche hanno la magistratura darà delle risposte, ma tutte domande che si doveva porre preventivamente chi ritiene di amministrare una città, o un paese, o un condominio, dovunque si trovi. Eppure nulla si muove, anche se ogni volta si dice che prevenire è meglio di curare e che i costi di prevenzione sono inferiori a quelli di riparazione dei danni che la sua mancanza provoca. E' fin troppo facile, ma altrettanto perfettamente inutile, individuare i colpevoli di questo modo di gestire il territorio. In primis lo sono gli amministratori, a tutti i livelli, per incapacità, per indolenza o per il sacro terrore, ma è solo un alibi, di leggi assurde impastate da burocrazia ottusa. Il bello, sarebbe meglio dire il brutto della cosa, è che i soldi ci sarebbero pure: quanti sono i finanziamenti dello Stato e i fondi europei erogati a fronte del dissesto idrogeologico, per non parlare di quelli per ricostruire dopo il terremoto, che giacciono inutilizzati per mancanza di progetti? Da tempo conosciamo gli interventi in tutta Italia giudicati "indispensabili" a fronte del rischio idrogeologico: sono 9280. Di questi il 92% non è finanziabile per mancanza dei progetti esecutivi, il che in soldoni significa che ci limitiamo a denunciare il problema senza far seguire alla denuncia uno straccio di soluzione. Ci siamo gonfiati il petto quando a maggio è stato presentato il Piano 2015/2020 contro il dissesto, basato sulle richieste dei presidenti delle Regioni. Il piano prevede 7 miliardi tra finanziamenti statali e dell'Unione Europea. Le richieste sono arrivate. I progetti no. Per questo motivo continuiamo a spendere solo dopo che l'alluvione, la frana, i crolli sono avvenuti. Spendendo ovviamente di più. E questo lo chiamiamo amministrare? Così, secondo Legambiente, sette milioni di cittadini italiani, tanti quanti sono stati i temporanei migranti dalla Florida, sono a rischio di frane e alluvioni, di "bombe d'acqua" e di trombe d'aria. Si susseguono le dichiarazioni di stato d'emergenza che, tra il 2013 e il 2016, ha visto danni per sette miliardi e mezzo, ma con erogazioni effettive di solo seicento milioni. E di fronte a tutto questo assistiamo, impotenti e sempre più impazienti, ai sindaci che accusano i governatori di Regione i quali a loro volta accusano il Governo. Bisticci da comari nel cortile, con tutto il rispetto per le comari, non da Nazione civile. E meno male che da queste parti ci si limita a piccole trombe d'aria e non si vedono gli uragani dei Caraibi o i monsoni del Bangladesh e che i terremoti hanno intensità assai inferiore a quelli che si sviluppano in Giappone o in Messico tanto che da noi una scossa di quarto grado fa vittime quanto in Messico per una di 7.

Salvatore Indelicato


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