Arriva o non arriva? E come arriverà, se arriverà?

Sherlock Holmes sosteneva che "se si esclude l'impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, è pur sempre possibile". Nel caso della politica l'investigatore di Baker Street aveva torto perché non bisogna escludere neppure l'impossibile. Chi avrebbe mai potuto pensare che i due vincitori delle scorse elezioni, dopo essersene dette di tutti i colori, sarebbero venuti nella determinazione di allearsi per formare il nuovo governo? Ciascuno di loro ha vinto perché ha titillato ciascuno una fascia di elettori, ben interpretando i loro reali bisogni, l'uno in termini di sicurezza, l'altro in termini di bisogni economici. Ma nessuno dei due vincitori ha i voti parlamentari per governare da solo e, tra le varie opzioni, tra l'improbabile e l'impossibile, ecco emergere l'impossibile. Governare assieme: se ne parla dal 4 marzo e tentativi sono in corso. Non sappiamo se avrà ragione Sherlock Holmes, ma per intanto, proviamo a mettere qualche puntino sul percorso che stanno facendo.

Indipendentemente da tutto quello che è stato detto in campagna elettorale, chi andrà nella cosiddetta stanza dei bottoni si troverà, nei cassetti della scrivania del potere, la seguente situazione:

  • burocrazia inefficiente, in Europa siamo al 23° posto su 27;
  • giustizia inefficiente per la durata dei processi;
  • produttività bassissima, cresce dello 0,3% contro una media europea dell'1,3;
  • crescita inferiore al resto d'Europa (siamo ultimi con 1,4-1,5% mentre la media europea è del 2,5);
  • disoccupazione superiore al resto d'Europa, specie quella giovanile che a dicembre era del 31,5% mentre la media europea era del 17,9;
  • debito pubblico altissimo (circa 2.300 miliardi di euro, attualmente in crescita di circa 4000 ogni secondo che passa): in rapporto al pil siamo quinti nel mondo, solo Capo Verde, Libano, Grecia e Giappone stanno peggio.

Della serie, scordiamoci gli argomenti della propaganda (ius soli, fascismo) e occupiamoci di quelli veri (i conti pubblici).

Hai voluto la bicicletta? Adesso devi pedalare, anche se hai il manubrio rotto che non ti fa andare diritto, le ruote sgonfie che non ti fanno procedere velocemente e i freni rotti che rischiano di mandarti a sbattere. Sono tutti lacci e lacciuoli che sapevi di trovarti anche da prima, anche se, con le promesse elettorali che facevi, sembrava ti fossi dimenticato della loro esistenza. Lacci e lacciuoli che sono stati così sintetizzati dal commissario agli Affari Economici della Comunità Europea, Pierre Moscovici: "La Commissione non intende mischiarsi nel processo democratico italiano, ma a causa del suo elevato livello di debito l'Italia deve rispettare le regole che ha contribuito a scrivere e condurre politiche responsabili per il bilancio". Successivamente, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, dopo aver ricordato che "Il populismo si sconfigge con la crescita" ha raccomandato di rispettare i target fiscali e che l'Italia deve "migliorare strutturalmente il suo budget dello 0,3 per cento del Pil", il tutto contraddicendo il "Prima il benessere degli italiani, poi le regole europee" che qualcuno, in Italia, continua a ipotizzare.

Orbene, come possono coesistere le promesse elettorali che entrambi i vincitori hanno fatto con la situazione reale in cui l'Italia si trova e che peggiorerebbe ancor di più se qualcuna di quelle promesse venisse mantenuta?

Si è parlato di eliminare la legge Fornero (servono 20 miliardi all'anno), introdurre il reddito di cittadinanza o di dignità (servono 29 miliardi all'anno), di aumentare le pensioni minime (servono 19 miliardi). Qualcuno si è ricordato, in campagna elettorale, che siamo obbligati, dal "fiscal compact" a contenere il rapporto deficit/pil al 0,9%? Qualcuno si è ricordato che è necessario mantenere sostenibile il nostro sistema pensionistico, con o senza la legge Fornero?

Qualcuno si rende conto che, grazie ai bassi tassi di interesse, oggi spendiamo 63 miliardi di interessi risparmiando quasi 20 miliardi rispetto a quanto spendevamo nel 2012 e che questa favorevole condizione non durerà a lungo?

Certo, meglio fare propaganda con la fake news dell'abolizione dei vitalizi e non parlare delle nuvole nere che abbiamo sopra la testa…

E se è possibile fregarsene dei vincoli europei, assai meno possibile è sfidare i mercati che, certo, non reagirebbero positivamente se sistema pensionistico e trattati europei venissero messi da parte. Non bastano le belle parole per governare. In questi giorni Macron ne sa qualcosa.

Le due tornate di consultazioni non hanno prodotto risultati apprezzabili e non se ne potrà uscire fin quando si dà spazio all'odio reciproco definendo l'avversario il male assoluto o geneticamente inferiore. Al momento in cui scriviamo l'ipotesi più ragionevole, considerato lo stallo che il presidente Mattarella ha dovuto riconoscere che c'è, è quella di un governo transitorio, guidato da una persona "terza" che, applicando il sacro principio della realtà, affrontando le priorità, quelle vere: la legge di bilancio 2018 e una legge elettorale maggioritaria, dopo di che si tornerà a votare. Per questo crediamo difficile che prevalga la teoria di Sherlock Holmes, l'improbabile governo Lega-Cinquestelle senza un garante che tenga conto non soltanto della volontà popolare ma anche degli interessi nazionali.

Preoccupa la faccenda dei veti, più o meno incrociati, sul presupposto che i numeri contano e sono il sale della democrazia. Ci permettiamo di contraddire chi lo sostiene. Servono, anche, e non se ne può prescindere, esperienza, prestigio e capacità di esprimersi a livello internazionale. Se non hai anche questo, non conti nulla anche se hai il 98% dei voti.

In conclusione osserviamo che se chi ha vinto le elezioni da un lato non ha i numeri per governare da solo, dall'altro non è disponibile ad accettare compromessi, ebbene questo qualcuno dimostra di non essere idoneo a governare uno Stato e, forse, neppure un condominio.

Salvatore Indelicato


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